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April 21 missingMi manca qualcosa. sarà la sfrenata follia di spendere soldi in dischi che poi vanno sistematicamente a finire quasi ancora sigillati nella mensola, immacolati. sarà la mia famiglia che è sempre più lontana da quello che mi accade(ma solo in senso fisico), sarà il sapore del cioccolato sempre meno assaporato dalle mie papille gustative. saranno gli squilli e gli sms degli amici, quei tanto occupati amici. saranno i miei capelli, sempre più radi sulle tempie. sarà il senso di una giovinezza che di giorno in giorno si va affievolendo, lasciando sempre più spazio alle rughe del viso. sarà la spensieratezza che mi accompagnava nelle mie lunghe passeggiate in mezzo a corpi di passanti che riuscivo a calpestare. sarà il ricordo dei dolci sogni, quelli che mi tenevano sveglio durante le mie più profonde fasi r.e.m. sarà la pioggia. saranno i soli. saranno i sorrisi di persone che ho dimenticato correndo, fuggendo, che ho afferrato nella mia fuga, nelle mie battaglie. sarà un corpo o semplicemente un nome da chiamare quando le lacrime non riescono ad incontrare le pupille...se mi guardo attorno non riesco a vedere cosa mi manca, ma riesco a percepire l'assenza di qualcuno con cui poter respirare all'unisono in una danza di ansimi fluttuanti nel vento che mi gira intorno.
April 19 30 cose che odio e che amo di piùI HATE THEM:
1)Le catene che si mandano per via mail o sms
2)Le punture
3)I ritardatari
4)Le droghe ed i drogati
5)Vedere un film iniziato
6)"Purple rain" di Prince
7)I negozi chiusi la domenica
8)Maria de Filippi
9)Chi non sta zitto al cinema
10)Il pagamento delle buste nei supermercati
11)I film dei Vanzina
12)Le "frasi fatte" mentre si chatta
13)L'assenza di accenti e punti interrogativi quando ci vogliono
14)Il dialetto napoletano
15)Quella leccaculo di Cenerentola
16)I cannoli con la ricotta
17)I broccoli
18)I cani, gli insetti e le colombe
19)Le feste religiose
20)Le fiction
21)Trovare il cesso in cucina e la cucina nel cesso
22)"Studio aperto"
23)I biscotti rotti
24)Vasco Rossi
25)La pasta fredda
26)Chi non guarda dove cammina
27)Umberto Bossi
28)Il mio naso ed i miei polsi
29)Il calcio e la formula 1
30)Le confezioni di "shampo & balsamo"
ai bordi della lista ci sono pure: *i posteggiatori ed *uscire senza gel
I'M LOVIN' IT:
1)Mia madre
2)Veder ballare Michael Jackson
3)"I sepolcri" di Foscolo
4)Fare colazione prima di andare a letto
5)I puzzle
6)La mia determinazione
7)L'ordine
8)La città
9)"La pioggia nel pineto" di D'Annunzio
10)Il gelato
11)Il mio piccolo e tenero Ciomp(è un criceto)
12)Marlene Dietrich
13)L'atmosfera natalizia
14)Ricevere complimenti per la cultura
15)Cantare a squarciagola
16)Vedere uscire i peli incarniti
17)I vocalizzi di Giuni Russo
18)Le copertine patinate delle riviste
19)Arrivare stanco alla sera
20)Le mie giacche
21)La fontana della provvidenza in piazza Verga
22)Le melanzane e la mozzarella
23)La musica country americana
24)L'odore dei fiammiferi
25)Il surrealismo
26)La pizza con gli amici
27)Le parole crociate
28)La frutta
29)Le date storiche
30)La mitologia
April 18 i sentimentiApril 13 Hope In VictoryIl brano che segue è stato scritto da me in meno di un anno. Ispirato da "Le onde" di Virginia Woolf ho deciso di raccontare qualcosa che non avevo mai letto prima. "Nuham" è l'anagramma di "Human" e rappresenta l'essere umano, che sbaglia, impara e piange sui propri errori. Ogni paragrafo è contraddistinto da un colore che determina un certo periodo della vita, dalla consapevolezza della morte fino all'accettazione di essa ed alla vittoria su essa. Ogni paragrafo è l'allegoria di una stagione dell'anno, dalla fine dell'estate, passando per l'autunno, l'inverno ed infine la primavera in cui la bellezza della vita vince su la malattia. Ogni paragrafo è schematizzato secondo immagini del mondo della natura e le metofore ed il linguaggio è volutamente scelto per questo, per cui nel primo paragrafo sarà lacqua l'elemento dominante, nel secondo le foglie, nel terzo la neve e nel quarto i fiori. Il titolo è un geniale gioco di parole: "COLORO" cioè "essi" ha il doppio significato di plurale indefinito (loro, i malati) e di verbo ("colorare"), la "Speranza Nella Vittoria" è l'acronimo di "Hope In Victory" ovvero "HIV" e il suo corrispettivo in italiano "SNV" ricorre spessissimo nel testo con molti fignificati nascosti ma tutti riconducibili ad "HIV". Ecco quindi svelato ai più interessati cos'è la malattia e ciò di cui parla il brano. Ci siamo veramente mai chiesti cosa pensano COLORO?
COLORO. chi ha Speranza Nella Vittoria.
BLU
Sentì lo strappo leggero come di un’onda che porta via le conchiglie dalla battigia lasciando pulita ed uniforme la spiaggia. La cera veniva colata e sparsa sulla sua pelle con poca attenzione lasciando all’aspettativa del dolce strappo un nervosismo confuso, tanto che non poteva pensare se non a quel roseo calore circoscritto che spazzava via il nero ritratto dello scorrere del tempo a cui tutti noi siamo stati condannati almeno una volta, si ricordò di aver sentito dire che i peli del corpo non sono tutti uguali e che la loro lunghezza altro non dipende che dalla loro caduta. E mentre il silenzio rimaneva imprigionato tra i suoi denti, Nuham osservava le pareti spoglie della stanza; dall’altra parte la cliente raccontava le proprie vacanze senza badare che forse proprio chi la sentiva sorrideva senza neanche ascoltare, perché l’etichetta lo impone, perché il cliente deve sentirsi ascoltato. Nuham ammirava le potenzialità di chi udiva quelle sciocchezze e impartiva consigli senza conoscere se non l’effimera scorza del discorso. E quando l’onda portò via le ultime conchiglie Nuham si rivestì percorso dal calore che solo un’estirpazione delle radici dal terreno può dare. Il suo corpo era ora pulito, depurato, non corrotto da quei segni che il tempo ci incide contro la nostra volontà. I peli, quelle lunghe setole che scure trapassano la pelle, erano per lui come uno sforzo fisico all’escrezione di impurità ed il loro odore e la loro durezza ne era la prova. Ci sono parti del corpo la cui purezza sempre ci è stata presentata come liscia e pulita, e liscio e pulito sono aggettivi che non significano glabri, ma che si impara ad associare all’immagine marmorea della pelle di un delfino. Tutti siamo d’accordo che puro non significhi pulito, ma vero è anche che la presenza di batteri può causare problemi. Nuham questo lo sapeva e stava sempre attento ad essere pulito ed a circondarsi di pulito. Oltre ad essere una sua naturale prerogativa, la pulizia divenne una necessità da quando mesi prima scoprì di essere affetto da quell’Handicap Invisibile alle Vittime. Ora spesso fissava con sguardo assente un punto e si chiedeva cosa fosse successo tra un minuto, tra un’ora al suo corpo, e mentre nella sua mente gargantureschi i ricordi si accavallavano e straziavano l’intelletto, i suoi splendidi occhi perdevano la voglia di guardare un lento multicolore futuro che non avrebbe accolto le speranze di chi doveva riporre la speranza negli innominabili farmaci. “La più grande tragedia del XX secolo”, questo gli avevano sempre marchiato nella mente i libri, i media, la famiglia, gli amici. Ed ora quella tragedia era dentro di lui, indissolubilmente. Non una lacrima fu capace di sanguinare per tutti quei mesi cercando invece il coraggio di andare avanti come un iceberg alla deriva, nessuno avrebbe più visto la sua intera forma. Col tempo, lo sapeva, avrebbe trovata la forza; lui che della forza aveva sempre fatto la propria bandiera. Pensava a quando negli anni passati aveva pensato di conquistare i castelli, di attraversare gli oceani, di squarciare i cieli, di essere invincibile, indistruttibile, che niente mai lo avrebbe intralciato nella sua impeccabile traiettoria. Attento agli attacchi dei draghi fu invece sconfitto dalla più piccola delle bestie, la più pericolosa, ed ora non passava giorno, minuto che non pensasse alla sua vita, alla sua famiglia che sempre lo aveva venerato più che un dio, sentì di dovere qualcosa a loro, ora più di prima, loro che avevano accettato tutta la sua natura, anche quel Battito Idiota senza Voce che si abbattè sul loro verde giardino di fiori colmo. La forza che gli dava prima anche vedere un solo sorriso ora più non bastava a provocarne uno dei suoi; eppure il suo cuore era ancora forte e la sua statuaria carena adesso si sentiva ancora più ancorata al desiderio di vivere, ma…come gli ricordavano quelle parole tanto ascoltate di Andrew Lloyd Webber singhiozzate da una Evita consapevole del proprio tramonto: <<A cosa serve un cuore forte in un corpo che sta cedendo?>>. Questa domanda tormentava Nuham, lo straziava, divorava i suoi neuroni. Il coraggio può forse cambiare il corso degli eventi? E intanto le onde si infrangevano sugli scogli palesandogli l’inevitabilità dell’essere e del divenire. Lo scoglio, per quanto forte, per quanto invincibile sfidasse il mare, sfidasse il tempo, prima o poi sarebbe stato mutilato dei suoi rocciosi arti ed infine sarebbe scomparso anch’esso decretando quella micidiale inevitabilità. E allora quale era il segreto per dominare quelle onde? Poteva forse la vita infrangersi su una scogliera senza decimarne la natura stessa? Sicuramente no. Tutto è destinato a trasformarsi ed a soccombere ai violenti tentacoli dell’eternità. Ma perché allora l’uomo cerca di rallentare il monsone della vita che si abbatte sulle nostre coste? Il vento soffiava forte e, sulla panchina a strapiombo sul mare, Nuham si accorse di avere inavvertitamente accelerato quella silenziosa furia sulla propria costa. Giorni prima la telefonata di un ragazzo che gli confessava di essere da poco stato contagiato da quello stesso Handicap dell’Intossicata Visione lo devastò. La notizia di aver contagiato, di aver rovinato un ragazzo fu un gatto a nove code sulla sua schiena già devastata. Si sentì colpevole ma non lo era. Può infatti essere colpevole di reato un bambino che non sa di dover possedere il biglietto su un autobus? Quella notizia lo ridusse ai minimi termini e annichilì le sue speranze di poterne parlare con qualcuno tra i suoi amici, agli occhi degli altri non sarebbe mai stato il bambino innocente che viaggia senza biglietto sull’urbano. Il vento soffiava sul mare di Settembre e l’oscuro sipario stellato cominciava a calare dal cielo, Nuham posò ancora una volta lo sguardo sui fichi e sulle palme che sorridevano da lontano e si avviò verso casa con passi fluidi. Il mare restava li, lo giudicava dall’alto della sua onnipotenza e intanto silenzioso caricava la furia delle proprie onde ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
GIALLO
<<L’estate appassiva silenziosa, e gocciolavano dorate dagli alberi le foglie>>, quel vento sembrava di nuovo volersi impadronire della città, e fugace accarezzava di edera i rami per terra accartocciati; Nuham aveva appena aperto gli occhi quando la prima goccia pianse dalle nuvole. Settembre era sempre una commozione agli occhi del cielo. Il sole si era sollevato tante volte da quella mattina in cui egli credette di non poterlo vedere più. Il telefono di casa strillò a gran voce per essere sollevato: era la solita signora che alle 8 del mattino sbagliava numero chiedendo di casa Onela. Nuham dovette spiegarle per l’ennesima volta che sbagliava a digitare l’ultimo numero: un 6, non un 8. L’anziana signora faceva le sue scuse e riattaccava, ma non appena Nuham richiudeva gli occhi per appisolarsi, la signora tornava alla carica. L’evento si ripeteva in maniera così metodica che spesso Nuham pensò se quella casa Onela esistesse veramente o fosse solamente un modo per l’anziana signora di poter parlare con qualcuno. Le giornate sfrecciavano lente sui binari del tempo ed il vento rimescolava le foglie confondendole dalla loro legnosa matrice, e sotto il fico erano le foglie dei castagni, e sotto le querce erano le foglie dei salici. Era il parco, in quella stagione, un’enorme pangea multiculturale. E fissando quelle foglie Nuham si rallegrava di poter vedere convivere foglie lineari, ovate, obovate, peltate sotto lo stesso mastodontico albero; ed ognuna legata al proprio picciolo ed ognuna pronta a condividere con le altre il proprio nodo. Le foglie si mescolavano impavide tra loro in un’orgia irrefrenabile di suoni e colori. Quell’immenso parco divenne allora il mondo di Nuham, dove gli alberi tramutatisi in nazioni si abbracciavano coi loro lunghi e nodosi rami. E come in un meraviglioso quadro d’annunziano Nuham divenne una gialla foglia affetta da elmintosporiosi e danzava in mezzo a miriadi di altre foglie, ognuna di colore, forma e seghettatura diverse. Come gli esseri umani esse si spostavano freneticamente da un albero all’altro. Alberi carichi di foglie ed enormi alberi con poche foglie, come le palme, paesi stracolmi di esseri umani ed enormi paesi dove albergano solo poche migliaia (se non centinaia) di individui, come la Russia, imperavano nel parco. Lo aveva sempre affascinato la multiculturalità del mondo e quel processo di globalizzazione che se aveva i suoi contro proponeva però una splendida fusione di colori, forme e pensieri. Quanto sarebbe stato bello poter vivere in un mondo dove il giallo sorride al bianco? Dove l’aborigeno accarezza il pellerossa? Dove l’eterosessuale abbraccia l’omosessuale? Dove il comunista collabora col capitalista? Dove l’ebreo bacia il buddista? Come poter approdare a quest’isola dell’Utopia? Dove regna la paura di essere sottomessi e scomparire non potrà mai esistere l’ambita fusione delle razze, dei colori, dei sessi e delle lingue. Perché per quanto prezioso possa essere conservare la propria tradizione, il proprio idioma, in pochi ci si rende veramente conto dell’importanza di poter essere compresi in qualsiasi angolo del globo senza bisogno di traduzioni, poter emergere nella società senza schiarirsi la pelle e poter fare esplodere le proprie sensazioni riguardo a quello che veramente ci piace senza doverci nascondere negli atrofizzanti dogmi sociali che da sempre ci afferrano le corde vocali e che strozzano l’adrenalina dei nostri gusti che ci implode dentro corrodendoci gli organi vitali. Le foglie continuavano a danzare sulle note del vento e nel loro valzer le più loquaci sussurravano a Nuham di non arrendersi. Cadevano copiose coprendo l’intero sentiero e più la ramazza del vento le percuoteva, più esse rassicuravano il cuore di Nuham, ed in quei turbini di vite danzanti, egli rivide i volti di chi lo amava e di chi lo odiava, di chi gli aveva trafitto il cuore e di chi quel cuore lo aveva calpestato. Tutti a gran voce lo imploravano di non accartocciarsi, di non ingiallire. Le foglie danzavano e si perdevano nell’immensità del parco, …<<su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude>>. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
BIANCO
Trasmettevano, in quel periodo, sempre i vecchi kolossal hollywoodiani, e perché la loro proiezione patinata produceva quella magia che sbrina i nervi, e perché era quella proprio la stagione in cui più adoriamo accalcarci sui divani e catapultarci in un mondo remoto nello spazio e nel tempo. Per alcune ore ognuno poteva dimenticare la tavola apparecchiata e sentirsi Julie Andrews mentre da una tenda ricava uno splendido abito in “Tutti insieme appassionatamente” o Charlton Heston mentre corre la sua famosa corsa delle dighe in “Ben-Hur”. Negli ultimi anni avevano però preso piede sullo schermo migliaia di deformi trasmissioni, reality e la pessima copia del grande cinema: i film per la tv, poi evoluti (se così si può dire) in fiction o serie-tv. Nuham si nutriva di quelle celestiali radiazioni ed ogni anno volava assieme a Frank Morgan alla fine di “Il mago di Oz”. Divorava affamato ogni fotogramma di quei tasselli di vita idealizzata mentre fuori la neve ibernava ogni cosa. Quella candida pioggia di tutti i colori zeppa era forse un tentativo della natura di rallentare il marciare e marcire del tempo? Per un po i freddi fiocchi di neve avrebbero conservato inalterate le qualità anche di un corpo in decomposizione. Ma poi? Cosa sarebbe successo dopo? Quando Vivien Leigh rassegnata pronuncia il celebre <<domani è un altro giorno>> e la parola <<fine>> troneggia a caratteri cubitali sullo schermo, tutti spegniamo il televisore, troviamo la tavola ancora apparecchiata li ad aspettarci e la neve si scioglie. Ma per qualche preziosa ora non abbiamo noi forse regnato sull’Egitto con Elisabeth Taylor? E la neve, non ci ha forse regalato per alcuni momenti l’illusione dell’eternità? A ridosso di quei giorni che decretano la fine di un anno e ne inaugurano l’inizio di un altro, col fiato appannando i vetri, Nuham capì che i migliori ciak, i migliori attimi della nostra vita sono come la neve: cadono ed accadono freddi e veloci, ci illudono con quella luce che emanano gelida e poi, per alcuni prima, per altri dopo, si sciolgono e la vita prosegue indifferente alla celluloide dell’esistenza. Forse è proprio per questa connotazione illusoria che al paradiso viene spesso associata la luce, come se fosse una dimensione in cui l’illusione si fa realtà. E mentre sullo schermo Marcello baciava Sophia, Nuham a causa del suo Inferno Immortale della Vanità era costretto a sparecchiare anzitempo, prima che la pellicola terminasse. Ma allo stesso tempo la visione di quei momenti passati, come lo studio delle varie discipline, lo rincuoravano. Quante cose erano cambiate da quel famoso bagno di Anita nella fontana di Trevi. Col tempo i colori si sono palesati dalla loro bianca prigione ed oggi godiamo di cose che gli antichi popoli mai avrebbero neanche potuto immaginare. Ed i libri di storia ci sembrano, a noi tribù del nuovo millennio, come noiosi libri di favole. Più nessuno ricorda le cacce alle streghe, i falò coi vecchi mobili nei freddi capodanni o l’oscurità che ci avvolgeva già alle 5 di sera. Il progresso, pensò Nuham, ha fatto milioni di passi avanti in pochi anni. Non si muore più per una tubercolosi e le peggiori malattie sembrano quasi essere domate da farmaci e cure. Ma il progresso non può però generare un film che duri in eterno e la neve, per quanto gelida e compatta, si scioglie anche ai poli. Passavano così le ore di quei pomposi giorni di festa, la bianca neve scompariva intimidita dalla presenza insistente dei raggi di sole mattutino; Judy, con le sue scarpette rosse, tornava a casa dalla zia Emma. Nuham intanto si rassegnava silenzioso a non potere mai più tornare in mongolfiera con Frank Morgan nel paese da cui era stato brutalmente strappato ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
VERDE
Galoppava, su alati e possenti cavalli, il tempo; e chi non si arrese riuscì alfine a scorgere l’alba radiosa del sole nascente di Marzo; essa bruciava, si stagliava sul trono celeste e regnava ora più a lungo sul globo per virtù del magico equinozio. L’aria si riempiva ora dell’odore ammaliante dei mandorli in fiore, mentre tutt’intorno gli artisti della natura: le mimose ed i papaveri pitturavano lo spazio di innumerevoli brandelli di colori. Anche ad occhi chiusi le narici potevano annusare quei forti pastelli vanghoghiani. Nuham camminava per un viale spalleggiato da alte e floride siepi e le labbra si inarcavano all’insù mentre nel parco germogliavano i semi di una rigenerata speranza. La vita di Nuham sarebbe terminata ma la sua speranza la prolungava oltre la malattia e le lacrime versate. Quando il flagello avrà squarciato le sue vittime, quando la peste avrà invaso i campi, non li avrà comunque sconfitti ed il seme sarebbe ritornato a crescere e Nuham era felice, guardava il cielo sgombro di nuvole e si lasciava illuminare dal caldo abbraccio del sole. La famiglia, gli amici e la sua forza lo avrebbero armato del più indistruttibile scudo moderno: la vita. Lenti quei fiori sarebbero cresciuti e la loro bellezza avrebbe eguagliato la divinità, e se anche il loro stelo fosse stato corroso dalle dure suole del tempo e del virus, la loro radice si sarebbe ripresa ed i loro colori avrebbero ripreso ad affrescare le volte del parco. Una mattina, abbandonate le illusioni di un miraggio ormai lontano, Nuham ricominciò, senza accorgersi, a vivere. Aveva vinto la sua battaglia contro se stesso, non si era arreso, e quell’Umidità Immaginaria Vespertina si era trasformata in Speranza Nella Vittoria. “Ciò che non ti uccide ti rende più forte” gridava forte Annie Lennox in quella canzone che adesso scorreva nelle infette vene di Nuham. Fuori tutto era speranza, il verde affiorava dagli occhi castani di Nuham ed ingigantiva la bellezza di quella stagione che stava iniziando. E quando le difficoltà si fossero presentate nelle loro forme peggiori, un sorriso sarebbe bastato a fare crescere un fiore, anche in fondo al mare, tra le foglie e con la neve, quel fiore sarebbe stato il principio di un quadro pieno di colori, ed i neri, ed i grigi, ed i blu non avrebbero impaurito gli altri colori. La nostra vita è la cosa più importante che ci è stata regalata, e tutti dovremmo averne cura, egoisticamente, selvaggiamente. Armati della vita, nessuna bomba atomica ci potrà scalfire, nessun uragano ci potrà spostare, nessun virus ci potrà abbattere. Viviamo…. con le lacrime agli occhi per gli errori commessi.
Affinchè la parola FINE non si possa mai leggere in un finale. Questo è il mio grido di speranza. THE ASSORO BITCH PROJECTInnanzitutto ringrazio Valeria per avermi spinto a pubblicare questa per molti stupidaggine, ma che ai tempi del liceo ci ha fatto morire dalle risate. Ed un ringraziamento particolare va a Manuela, la mia complice e co-autrice. Senza di voi 5 anni della mia vita sarebbero stati inutili. Vi voglio bene, oltre le distanze, oltre il tempo, e spero oltre la vita.
Il brano che segue è una parodia delle accozzaglie spesso senza senso che di continuo ci era capitato(e ci capita ancora) di leggere in letteratura: digrassioni, ellissi, autore onniscente, figure retoriche assurde, classicismi ed arcaismi. Tanti sono i richiami(sempre in chiave di parodia) ad opere che in quel periodo(al liceo) eravamo obbligati ad assorbire: Dante Alighieri, Ariosto, Tasso, Manzoni. Ma ancor di più sono state le nostre vite ad ispirare l'assurdità di quei racconti, i personaggi sono caricature di persone reali che come in tutti paesi alimentano le risa e la fantasia di chi li osserva.
THE ASSORO BITCH PROJECT
Un bel giorno di primavera, a pagghialonga si diede una festa in MASCHERA. Era il 2001, e le galline, contente per l'avvento iniziarono a covare come pazze frenetiche. Ma nessuno poteva immaginare che proprio li, in quel luogo sarebbe avvenuto quanto: la ciolla si infilò con decisione nel culo di colui che legge, che rimase sbalordito per il passaggio dell'argomento, ma profondamente contento dell'esperienza appena vissuta. Intanto a pagghialonga, una giovane donna tramava una congiura contro gli assorini...ignari della sua vera identità: infatti dietro quella maschera di batman si celava una donna di grande coraggio, ma pur sempre una scialò(na troia). Gli amici della giovane ragazza, già da qualche tempo sospettavano dal suo comportamento e dalle sue abitudini(un flauto immerso nel suo ventre in maniera del tutto disinvolta) che lei non conoscesse il termine etimologico della parola verginella.
Improvvisamente, la maschera cascò a causa di una scorcia di collo offerta senza alcun pudore dal giullare di corte...MARCELLO. La scialò, del tutto scandalizzata dal gesto e consapevole del fatto di aver svelato la sua identità, giurò vendetta contro il giullare e contro tutti i suoi compaesani. Disse:-Quant'è veru ca maiu fattu mianzu munnu, IA juru ncapu sta maschera di batman eterna vendetta. Così fu!! All'esclamazione tutti tremarono...la terra tremò, la donna si spogliò...il clima era inquietante, la nebbia avvolse tutto e tutti. Nessuno rimase vergine quella sera, nessuno e ripeto nessuno senza distinzione alcuna di razza, sesso, ceto sociale, colore di capelli, lunghezza del pene(e del clitoride)...la scialò si scopò TUTTI. Fece piazza pulita. Ke orrore penserete voi, e invece no! Perchèèè? Ma è ovvio: Assorini viri fortes et videlis, e poi...Assoro prima e Roma seconda!
In quel periodo tutto si fermò. Le borse caddero a picco, caddero le torri gemelle troppo scandalizzate per reggere l'onda d'urto...Nadia sinni fuì. Scandalo ci fu in paese. La primavera cessò di esistere e Cristina, eterna amante lesbo della scialò, si infuriò.
Voi penserete che tutto finì in quel dì...di ottobre...ma invece così non fu. La vendetta sfociò nell'insurrezione del 12 maggio 2002. A capodanno, il suo contorto piano, stava per essere scoperto dai furbi agenti della CIA...Ma la madre avitò anzitempo l'orrore...(menomale!). Ignorando il ricco giuoco tutto fatto di trame, congiure e scioccanti rivelazioni, l'agghiacciante e penetrante(in tutti i sensi) CECILIA incitò gli agenti a sorseggiare una gustosa cichira di té...così, tanto per. Il piano della famigerata fanciulla sicula stava funzionando. Tempo addietro Cecilia aveva già presentato sua madre: la celeberrima gallina(è ovvio) al popolo, entusiasto oramai dell'avvento. Ma perchè Cecy si comportò in codesta maniera? Non si sa, ma quando la gallina pronunciò al popolo il suo proverbiale e colloquiale discorso, una e una cosa fu chiara...COCCODè!!!! PER TE; E PER ME!!! Il popolo inorridito da cotante parole indietreggiò. Il silenzio penetrò. Povera Cecilia, povera scialò, povera gallina senza macchia e senza paura. Ma ciò fu fatto in funzione della grande rivoluzione proletaria del 12 maggio 2002. Questo fu infatti il gran giorno! Improfumata e piena di stizzezza si guardò allo specchio, e disse:-Ma tu chi cosa vulissi sentiri a ddiri? e soprattuttu quali è u to scopu di tutta sta storia?-. Ma subito dopo ripensò alla cruenta, macabra e perspicace maschera di batman, quella che l'aveva condotta al successo internazionale. Infatti, dopo averla ringraziata, si riguardò allo specchio e vide che qualcosa era cambiata nel suo soave visino armonioso e scondizionato da cotanto malessere interiore. La bellezza scomposta e incorniciata da quei capelli sporchi di salsedine e terriccio montuoso, la fecero fermare e riflettere su molti aspetti della vita attuale. A esempio: Perchè la barilla non mette più i punti sulle sue confezione di buona pasta?, e perchè la madre di Pino D'Agostino non presenta sopracciglia nel suo infame e subalterno visetto?. Le risposte non le ebbe mai, un breve giorno non sarebbe bastato a far scomparire quei gravi problemi esistenziali che la turbavano da parecchio tempo oramai. Il crepuscolo sorgendo di li a poco avea formato nel suo volto un'espressione da BACCALà. Ingenua la fanciulla dischiuse le labbra e l'alba si inabissò con essa. Tormentata dagli effetti della macabra scoperta dei voti della sua pagella si stava per tagliare le vene, oh ma questo fu molto prima del gran giorno della rivoluzione del 12 maggio 2002.
Improvvisamente la storia cambiò, la donna si cambiò. Non più ombra di dubbio percorse il viso soave e docile della scialò. Intenta a conquistar la mano di Spoken, la sgnacchera di turno, la signorina......, per gli amici Renato, studiò la sua tecnica lesbo-funzionale per appropriarsi della Spoken. Al lettore che legge esterefatto questa veritiera narrazione dei fatti spiegheremo che mai passione più forte aveva coinvolto la giovane studentessa a cui piaceva di molto la figa di quella donna. S lo so è da rimaner turbati di tanto amor, ma è la realtà. E proprio la realtà. Vidi spuntar dal lato opposto la giovane genitrice prosciuttona, una certa Zi Angilina, che reclamava il suo aver estratto la spada dalla roccia. Il re non le credette. Lei gli rispose, avvolta da una certa stizzezza:-Nca nenti-, e poi ancora -Arristassi nda so convinzioni- e intraprese il viaggio verso i monti dell'est. Quando ormai notte scese in su per le colline l'amor sorprese Renato nella buffa, ma allo stesso tempo fiduciosa, imitazione del marito della giovane Spoken. Voleva far colpo su di lei, senza però sembrar invadente. Nessuno sesspe mai come andò a finire quella strana e bizzarra, ma pur sempre veritiera storia tra la giovane e intraprendente sudentessa Renato e la forte e volenterosa donna sposata Spoken, fatto sta che il futuro pargoletto di quell'allegra famigliola si chiamò......., come Renato.
Ma torniamo alla nostra storia in cui aveam abbandonato la nostra eroina a contemplare la sua immagine voluttuosa allo specchio. Infatti dopo essersi fatta un succhiotto sul collo da sola ella si riprese e proseguì nella stanza da letto. Amor che a nullo amato amar perdona la costrinse a vagar per la casa per più di due ore senza trovare lo chiaccianoci giallo e con rifiniture d'oro che ormai da tempo la stessa cercava. Tutti i suoi pensieri si rivolseroallora alla morte: Chi era? E che cosa voleva? E ancora perchè quando si parla di Manzoni lo si pronuncia per cognome e quando si parla di Dante per nome? Subito si catapultò in libreria e studiò...oh se studiò...studiò così tanto da essere convinta che un giorno lei avrebbe conquistato non il mondo, ma la galassia. Ma ovviamente si sbaglava, perchè nell'ombra di quella stanza, dietro la tenda porpora di ciniglia si muoveva incontrastata e con passo felino la futura conquistatrice: Rita Levi Montalcini. Lentamente, ma con passo deciso ella le prese il braccio e costrintola a voltarsi lentamente, la nostra protagonista, che per comodità chiameremo &, intravide colei che mai avrebbe voluto rivedere dopo che l'aveva sconfitta durante il Vietnam. & infatti l'aveva sconfitta e costretta a vagare nel deserto di 123 in Polonia. Poi, dopo quell'avvenimento l'aveva rivista in televisione, ma mai avrebbe pensato di riincontrarla faccia a faccia in quella biblioteca di Città del Capo. Un tuono interruppe la tranquillità ed il silenzio di quel pacifico luogo, ed ella se ne andò, con quella sua inseparabile maschera di batman tra le mani, e precisamente tra il pollice e l'anulare. Verso sera ritornò nel suo nascondiglio, giù per la collina e dopo aver salutato il suo caro amico, il giullare di corte, si avviò verso la fonte. E li successe quanto: giammai la fonte si presentò ai suoi gioiosi occhioni e lei arrossì come una certa prosciuttona, di nostra giusta conoscenza, avea già fatto alfine. La croce che le adornava il collo e che le doleva fu da lei stessa presa e gettata con fretta e furia nelle torbide acque della fonte(che crudeltà), i pesci che la popolavano affamati e per giunta moribondi si precipitarono su quella. E non più croce ci fu. ma perchè? Era essa forse un'eretica? non si era forse definita figliuola di Gesù Cristo davanti al cenacolo natalizio del 96? Già!! Ma fu così! Ancor di più, dopo quel determinato gesto di pazzia, essa si ritrovò a pensare ed a rimembrare i felici giorni della sua contorta attività nel convento delle moniche. Allora si faceva chiamare Marisa. E tutte le sorelle solevano introdurre i loro lunghi(proprio così) ditoni all'interno di essa provocando la sua irritazione, essa infatti avrebbe preferito essere penetrata dalle loro braccia ed in qualche caso dai loro interi corpicini. Ella rinnegò il satanasso che aveva dentro di lei e scelse la vita agiata del convento solo perchè li avrebbe avuto un pasto gratis e perchè suor Giustina, (la più grande di tutte) aveva dei ditoni che sembravano delle palette da roulette. Agrippina, la più giovine, scortola in cortile, stava andando già versi di lei, quando a un tratto di quel cammin disse:-ANZI NO, ORA MI VA FAZZU DU TOST-, poi ella si accorse che non si diceva così, e sotto voce con una certa vergogna disse:-DU TOAST-. Ella però non si accorse che la furba e scaltra Madre Abbadessa l'aveva ascoltata nella sua esclamazione e poi nella sua correzione. La seguì, cadde e si ruppe una gamba.
Ritorniamo ora alla nostra eroina che aperto il cassettone della sua cantina trovò una raccamata vestaglia ed un asciugamano da bidet con le rifiniture in pizzo grigie e azzurre. Adoperata prima una e poi l'altra(Subito) di quelle cose che la stessa aveva trovato, si recò al villagio, pensando alla Madre Abbadessa, cadde e si ruppe un dente, il mignolo del piede e si prese l'anemia mediterranea(non chiedetemi come). In lagrime si recò dal saggio del villagio: Aldo D'Agostino che vedendola in quelle condizioni non potè fare a meno prima di assisterla e curarla, di farsi una sonora risata davanti alla stessa. La pazza pensò subito al suicidio, ma poiì pensò che la forca sarebbe potuta bastare a placare il suo nobil animo. L'avrebbe ucciso dopo la guarigione. Ma non anticipiamo i tempi. Dicevamo:....nobil animo, ella singhiozzando le narrò le sue folli imprese di quel dì di primavera, causando ancora di più le risa del saggio del villagio. La povera fu da lui accudita con erbe miracolose che ella però non poteva masticare con il dente rotto. Morì di fame. Il secondo giorno risuscitò e lo uccise. Vendicandosi poi di sua moglie, che aveva assunto oltre a sostanze stupefacenti anche il suo ex-nome: Marisa, essa dovette recitare un atto di contrizione in cui però continuò a giurar vendetta alfine. Cogli occhi puntati all'orizzonte non ebbe più motivo di sispararsi. Ma ecco che appare di nuovo la giustiziera della notte, più conosciuta come RITA LEVI MONTALCINI, con una maschera per non farsi riconoscere, qualcuno si chiede chi essa sia, ma poi lo stesso la riconosce e dice: AHI AHI!, aveva due occhi rossi e sanguinanti, sembrava un lupo mannaro(ma non lo era). Ella decise allora di togliersi la maschera, tanto l'avevano riconosciuta tutti. Scossa dalla sua vita privata e dai suoi tanti tumulti interiori, la giustiziera tutta pazza per i colori va pazza, tutto vuole cambiare, il mondo vuole rinnovare. Pino Bombolone che sta sulle righe di un lago per un giorno di festa per Marione perde la testa, la ritrovò pochi giorni dopo presso la gea. Tutto il popolo aspettava che la nostra eroina facesse la prima e intramontabile mossa. Ella intanto soleva ricordare il dì di festa del lontano 98: si trovava li per caso, senza documenti, ne patente, ad un tratto la vegetazione scomparì e la campana suonò a festa. Quando poi riaprì gli occhi la vegetazione riapparì, poi scomparì di nuovo, come per magia quando lei li richiuse, e poi di nuovo ancora riapparì sol quando li ebbe riaperti. Ebbene, quello fu il giorno in cui essa si rese conto di vedere. Niente fu mai tanto commovente come quel gioioso giorno di appena narrato pocansi. La Battona sbruffò, e subito si raggomitolò, il lavoro le andava male, la nostra eroina le rubava tutti i clienti. Fu proprio lei che un giorno decise fermamente di informare l'FBI per scoprire l'inghippo. Il caso volle però che la famosa scialò rifiutò di essere indagata. E così agli agenti sguinzagliò la furba madre(di tutti i popoli) appena tornata dai monti dell'est, essa infatti era solita compiere un viaggio(d'istruzione) presso i monti dell'est. Così tanto per. Rivolgendosi con fare da matrona romana ai due agenti essa pronunciò la famosa frase:-UN CRITICAMU. Essi sconvolti da quella scioccante affermazione vollero sapere se sua figlia avesse un'alibi. Ma lei rispose ancor più indemoniatamente:-Nun ni sugnu al correnti, capaci ca su ccattà senza dirimi nenti-. Essi allora ancor più adirati con la chiesa per non aver fatto piazza pulita anzitempo di tutti i devianti, le posero un altro difficile quesito, essa stanca allora dell'interrogatorio, perchè lei FA I SURBIZZA, decise di lasciare il posto alla celeberrima Gallina, ed al pulcino: suo nipote Alessio. Poi mentre l'uovo si stava schiudendo essi furono colpiti da un malessere improvviso dopo aver assaggiato, come per magia, i gustosissimi dolcetti alla caniglia, della furba Gallina. La capa del pennuto gruppo: la GALLINA disse allora:-TTTTT sta casa è a nostra e ni llamu a ggualindiri TTTTTT-. E poi aggiunse senza motivo:-LIBERTà-. Quando poi ordinò a sua figlia di andare ai cannoni e a suo genero di covare le uova, la cosa peggiorò. Il mondo non era pronto per un simile atto, ma intanto è così. Successe tutto come per caso. La tristezza avvolse tutto in un mistero. Chi avrebbe rotto l'incantesimo? Ma è ovvio; al povero lettore che non sa chi sia, diremo che nel grande bosco di murra si nascondeva la celebre fattucchiera, la Gna Giulia Gesualdi, essa con il pretesto del matrimonio era diventata un tempo la più ricca fattucchiera del villagio, ma ora si era ritirata a vita privata(già) nel bosco di murra. Dalla sua magica sfera di cristallo, la Gna Giulia guardava i film porno e il Maurizio Costanzo Show, mentre suo marito, il povero contadino Don Pino Genovese, passava le sue lunghe giornate a gironzolare per il bosco in cerca di sua figlia: la bruttissima Annamaria Genovese. Considerata una delle più brutte ragazze da marito del paese, Annamaria, che in segreto aveva un debole per la nostra eroina, aveva anche una sempre più amorosa relazione con la vecchia GALLINA. Comunque la Gna Giulia ci provò a spezzare l'incantesimo, ma non ci riuscì....Ecco spuntar allora il giovane e baldanzoso brigadiere che si stava allegramente dirigendo nel pollaio per svolgere le indagini, egli(quando arrivò in loco) fu subito preso dal sospetto che quella barca posteggiata vicino alla porta del pollaio in verità fosse complice del giuoco. Ei si avvicinò allora alla porta e suonò. L'abile vecchierella gli aprì, dopo che ebbe finito di guardare la sua quotidiana dose di Ok il prezzo è giusto. Lo fece entrare e gli chiese:-SODO O A SCIUSCIUALU?. Dinanzi a quella atroce domanda il giovane brigadiere non seppe cosa rispondere, si sentì smarrito, pensò che quella VECCHIA NEL POLLAIO si stesse prendendo giuoco di lui, già proprio di lui. Svenì! E quando si risvegliò era ormai troppo tardi: adornata di un copricapo ricco di piume la vecchierella si era ormai data alla fuga, e gli lasciò solo un po di concime sulle mani. Che skifo!. Orgogliosa di ciò che aveva appena fatto, ella presein pugno la situazione. Aveva intenzione di derubare lo stolto del villagio: SEBASTIANO. Sotto mentite spoglie, essa si introdusse in quel tanto grazioso negozietto, stordì lo stolto e sparì con il bottino. Di lei non si ebbero più notizie. La sua vicina di casa, che oggi ha deciso di rimanere nell'anonimato, spiega così ciò che vide e udì in quei giorni d'estate:-Facia caudu, e nun mi sintia bona di ddi iurnati, perciò ogni tanto mi affacciavo dalla finestra per prendere una boccata d'aria, ed ogni giorno vedevo quella tontolona della vostra eroina allenarsi per conquistare il mondo. Volevo avvertire la polizia, ma, intanto era occupatu, e poi la VECCHIA DEL POLLAIO mi minacciò più e più volte. Ed io ebbi paura. Molta. Pregai Dio giorno e notte affinchè il caso venisse risolto ed affinchè facesse di me una brava ballerina, ma Dio non mi diede mai alcuna risposta. Ora ho cambiato religione, sono buddista-.
Ecco invece la buffa dichiarazione che lasciò il povero e derubato stolto del villagio:SEBASTIANO:-La gallina ha preso tutti i miei averi, non potevo immaginare che tenesse una pistola sotto l'ala, ma adesso mi vendicherò-. Non lo fece. La furbastra, ovvero la nostra protagonista, con la giovane ed incalzante prosciuttona, ovvero la nostra co-protagonista si accingevano intanto al mercato delle pulci:NDA GARALDI. Quando tutt'a un tratto la giovane prosciuttona disse all'amata(in tutti i sensi) figlioletta:-A mamma, m'arraccumannu a ducazioni, troia ia, porca tu-. Infatti la giovane prosciuttona avea sorpreso quella a sporcare i vetri della vetrina con le mani fatte di ccioccolatto al latte con nocciole del piemonte. La Garaldi non la sgridò quasi per miracolo, ma in compenso chiamò i carabinieri e le fece arrestare.
Quante vicende legate al mondo dei carabinieri e della polizia, direte voi. Avè? la Zi Angilina fu subito rilasciata per rispetto alla sua razza in via d'estinzione, ma la scialò rimase per essere interrogata. Doveva compilare un foglio, ma lo imbrattò tutto con quelle sue manone sudicie di ccioccolatto al latte con nocciole del piemonte. Poi col cul fece trombetta, tutti accunirono, il sergente amminchialì, l'ammiraglio che si trovava li per caso fu preso da un'improvvisa paralisi degli organi vitali, il brigadiere arrossì, la porta tremò, il culò sfiatò. Approfittando di quell'occasione la criminale scappò nella foresta e per due giorni si cibò solo di cinghiali crudi, sterco di mucca e prelibato ccioccolatto al latte con nocciuole del piemonte....La notte calò e assieme a lei si calarono pure le mutandine della giovane fanciulla. Improvvisamente arrivò in quello sperduto luogo il giovane barbiere del villagio:PIPIRINU. Quando egli la vide con le mutandine calate, e sopratutto quando vide che lei aveva la ciolla, acconsentì affinchè lei gliela facesse toccare. Ma stravolta dalla fame essa divorò lui e tutti i suoi vestiti. Invano i suoi amici lo cercarono per la foresta, alla fonte e ndi Patti. Egli era stato divorato tutto quanto.
ORRORE!
Intraprese poi il suo viaggio verso la scogliera norvegese, fece il giro lungo e circumnavigò l'Africa, arrivata poi a Samarcanda inviò una cartolina alla gallina; che però non la ricevette, in compenso Paolino: il postino del villagio ebba una cartolina da un posto che gli mancava. Subito la appese al muro assieme alle altre ed alle tante raccomandate mai consegnate ed ai regali con i punti che aveva preferito con gioia tenere per se. In verità, arrivata poi che fu a Praga le fu proposto di fermarsi, di arrestarsi, non continuare più quel pazzo viaggio verso la scogliera. Ella rispose:-FOSSI MINCHIONA!-, ma quando le furono offerti due fustoni di dash in cambio di uno piccolo di nelsen, ella accettò senza farselo ripetere due volte.
La porcona che altro non era fece di tutto per appropiarsi dello scettro magico, quello che la faceva diventare invisibile agli occhi della famiglia Guarrera: così lei potè farsi tanti giri nell'autobbusso senza pagare un centesimo.
La povera stolta però non aveva fatto i conti con la capa del quartiere Santa Katia: la tristemente famosa CHIOVONA: Alta, di un portamento che ricorda molto le torri gemelle dopo essere rase al suolo, Concetta è il suo nome. La leggenda vuole che nelle sue vene non scorra sangue, ma vino. Ella allora si trovava li per caso ad aspettare l'autobus con quelle sue ciabattine verde scuro che tanto l'avevan resa temibile a Santa Katia. Improvvisamente ella sentì un forte odore di Bbabbà provenire dalla sua destra accompagnato da un sonoro piritone di quelli che fanno scattare gli allarmi delle macchine. Il forte tanfo di bbabbà gli fece venire in mente che forse era venuto il momento che la sua pelosa sticchiazza avrebbe dovuto fare visita allo sconosciuto bidet, ma quel piritone gettato li senza ne che e ne come le fece capire l'orribile situazione. E quando entrarono nell'autobus e lei pagò e quella no, ella disse in faccia all'autista:-AU!!!!!- L'autista morì sul colpo, quelli della scientifica scrissero:-Mai alito più devastante è esistito sul pianeta- Morto l'autista la nostra protagonista si diede al giardinaggio, ma non ne era tagliata. Così si rivolse alla più famosa professionista di tutti i tempi:--------------Bella! Di una bellezza superiore a tutti gli esseri viventi, madre bionda, di una fialetta introvabile nella galassia, padre sconosciuto, forse inesistente, sorella paladina della giustizia, forte, con un diadema in testa, i suoi movimenti fanno tutti scalpore e si possono tutti riassumere in una lettera, la T: insomma stiamo parlando di WONDER, fratello la cui faccia ricorda molto l'aratro di legno di fine 700, ella aveva una corporatura elettrica, batteva spesso le mani durante la sua danza, istruttrice di balli latino americani, meretrix di professione, soleva memorizzare tutti gli indirizzi di coloro che conosceva attraverso la rete, sua madre vinse 10 milioni quando ancora circolava la lira, le sue amicizie(detto da lei) si limitavano ad un prete casaloto amante di Mino Reitano ed un'invadente e decrepita ostetrica di provincia. il suo modo di porsi e di fare, assieme alla sua famosa e schiacciante frase-Ragazzuoli che si dice?- le avevano valso la nomina di BLOCCA. Vergognosa del suo aspetto la Blocca viveva dentro casa e di tanto in tanto soleva recarsi nel capoluogo di provincia dove poteva svolgere i suoi studi del corso di meretrix suprema sulla ciolla e sugli effetti collaterali dello sticchio. Vergognosi del suo aspetto i suoi amici facevano finta di non conoscerla. La blocca è una creatura che si mimetizza nell'oscurità, emana schizzi improvvisi di sperma per difendersi dai predatori, ha due castelli in paese, le sue risatine sono un'arma letale per i nemici, ha un castello pure in campagna, ha una cugina alla moda che convive con il suo dramma da eterna transessuale. Un dì la blocca stava allegramente potando le sue leggiadre e vellutate rose, quando sua madre-La BIONDA- le disse:-ANDREI!.- E ancora:-ANDREI-. E sempre:-ANDREI- e poi -ANDREI- e -ANDREI- ancora. Ella accorse subito dalla madre stoccabanane(e qui l'autore vorrebbe stendere un velo di No Comment).-Mamma, cosa successe?- disse ella con voce tremante. -Andrei a mamma, aiutimi, nun lu vidi ca cci su tutti l'aciaddi vagnati, ca i vozi lavari?- esclamò la Bionda vogliosa di banane. La BLOCCA le rispose allora: -Mamma, se non sono ciolle io non so cosa fare. Chiedilo alla Giampiera-. La BIONDA disse allora:-Okkei!-.
La Giampiera nella sua ignoranza non sapeva che il phon sarebbe potuto essere letale per quelle povere bestie, esse infatti morirono, ma in compenso quella sera al castello si mangiò arrosto di uccelli ustionati. Spudorata, la BLOCCA viveva nel peccato e nella consapevolezza di essere una sgangata di prima classe. Un giorno si azzardò addirittura ad uscire con il viso sporco di dentifricio e pomata per la barba. Qualcuno rise per quel buffo avvenimento, ma subito Wonder si vendicò di quelle oltraggiose risatine, con un colpo di TTTTTTTTTT ella si liberò di coloro che si erano presi gioco dell'allupata BLOCCA. |
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